LO HOBBIT – LA DESOLAZIONE DI SMAUG [RECENSIONE]

LO HOBBIT- LA DESOLAZIONE DI SMAUG

Visione: Skyline Multiplex IMAX di Sesto San Giovanni (MI)

3D HFR 48 fps IMAX

ATTENZIONE LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER SULLA PELLICOLA

Iniziamo con il considerare il secondo capitolo della trilogia dedicata alle avventure di Bilbo Baggins come SPETTACOLLARE, STUPENDO, VISIVAMENTE PERFETTO.

Il film, visto nelle migliori condizioni possibili è davvero una delizia per gli occhi. Colori vividi, 3D assolutamente perfetto, definito e profondo. I 48 frames al secondo, soprattutto nelle scene girate in esterno sono fluidi e avvolgenti.

La pellicola è tecnicamente perfetta, spettacolare, dimenticatevi in buona sostanza il lento trascinarsi de Un Viaggio Inaspettato.

Sulla storia, però, e mi riferisco allo zoccolo duro dei fan tolkieniani, è quasi totalmente stravolta e non solo per l’inserimento (non forzato) di alcuni personaggi inseriti ex-novo.

La struttura del viaggio della compagnia è pressoché intatto, ma le singole trame sono state totalmente stravolte dal trio Jackson, Walsh e Boyens. Di fatto è stata tolta la parte per così dire poetica e fanciullesca del romanzo, sono state inserite licenze poetiche che molti troveranno inaccettabili.

Analisi:

Si comincia con un pregevole antefatto in quel di Brea 12 mesi prima che la compagnia di nani si presentasse a casa Baggins. Pioggia incessante, cammeo reprise e ingresso al Puledro impennato riprendono di peso la scena celebre della vecchia trilogia.

Si torna al presente e la compagnia (e qui il primo grosso stravolgimento) già in fuga dagli orchi, che per tutto il film faranno i pendolari , si troveranno a sfuggire da Beorn formato orso fino ad entrargli in casa. Niente sotterfugio da parte del grigio pellegrino per introdurli al gigante muta-pelle e niente storielle raccontate dai nani per inimicarselo. Beorn se li ritrova in casa.

Gandalf e Beorn

L’apparizione di Beorn è fugace, il personaggio però funziona, è affascinante, peccato perché a mio avviso rimane sprecato.

A questo punto, come nel libro, la compagnia arriva, con i pony di Beorn, ai margini di Bosco Atro, dove Gandalf, sparirà per una sortita a Dol Guldur, dove nel frattempo gli orchi pendolari hanno organizzato una riunione sindacale convocata dall’oscuro negromante. Azog, viene ridestinato, al suo posto entra in scena suo figlio Bolg (non viene detto) che ne prenderà il posto per la caccia ai nani.

Se vi eravate lamentati della continua menzione di droghe allucinogene nel primo film, allora non potrete che emozionarvi all’ingresso della compagnia a Bosco Atro, dove tutti i membri avranno allucinazioni e Bilbo addirittura vedrà se stesso di schiena. In questa foresta-Amsterdam la compagnia perderà la strada e starà a Bilbo risolvere la situazione.

E qui uno dei momenti più emozionanti del film. Bilbo scala un altissimo albero dove potrà scorgere l’immensa foresta e la montagna Solitaria. Nel mentre i nani saranno assaliti dai ragni giganti e Bilbo grazie all’anello e all’intervento di due elfi accorsi per l’occasione salverà la vita a Thorin e compagni. Qui cominciano a vedersi i primi effetti malefici dell’anello su lo hobbit. Legolas, e udite, udite Tauriel, sono gli elfi intervenuti al salvataggio della compagnia che però viene per così dire arrestata.

Tauriel e Legolas

Se vi aspettavate un Legolas in stile trilogia, simpatico e solare e una Tauriel sempre simil-incazzata come nei trailer, sappiate che è esattamente il contrario.

Rivedere orlando Bloom nei panni  di Legolas è una gioia per tutti coloro che hanno amato la trilogia de Il Signore degli Anelli (a proposito occhio alla chicca dello scambio di battute tra lui e Gloin riguardo ad una immagine del piccolo Gimli!) ma Tauriel è la vera sorpresa. La giovane elfa ha carattere da vendere, ed ha scene spettacolari.

I fan di Legolas non potranno lamentarsi, se ad ogni film della trilogia aveva per così dire una scena acrobatica “tamarra”, qui ne ha addirittura 4 o 5 di fila, tutte assolutamente spettacolari.

Anche la scena alla corte di Thranduil è stata stravolta.

Re Thranduil

Il re del reame boscoso pare abbia contratto una sorta di malattia dermatologica alla faccia e pare alienato, tuttavia il suo interprete, Lee Pace, ruba la scena al sempre bravissimo Armitage. Ma qui la chicca, tra Tauriel, che sembra in qualche modo nelle mire di Legolas, e il nano prigioniero Kili, nasce qualcosa…

Bilbo, entrato di nascosto, libera i nani e li fa fuggire

con lo stratagemma delle botti. Ma a differenza del libro, gli elfi se ne accorgono e cominciano l’inseguimento a cui si accodano anche Bolg e compagni, che, cuor di leoni, dopo casa di Beorn, non se la sentivano nemmeno di entrare nemmeno in quella di Thranduil.

Qui non c’è più niente del romanzo, tranne che le botti, l’inseguimento spettacolare mette in mostra le doti atletiche di Legolas e Tauriel, Kili ne esce ferito trafitto da una freccia morgul, mentre gli elfi fanno prigioniero un orco che viene giustiziato da re Thranduil in persona sotto gli occhi di un incredulo Legolas.

Gandalf intanto si aggira tra le rovine di Dol Guldur dove incontra il buon Radagast. Il grigio pellegriino che pare abbia intuito cosa si nasconda, ma soprattutto, chi si nasconde tra le rovine, manda lo stregone bruno ad avvertire lady Galadriel, in modo di mettersi nei guai da solo contro Azog e compagnia orchesca.

I nani, usciti, incolumi dal fiume incontrano un chiattaiolo squattrinato (sic!) Bard che li nasconderà sulla sua barca per introdurli a Pontelagolaungo, una cittadina lacustre e decadente governata da un inetto (l’ottimo Stephen Fry) e il suo braccio destro, una sorta di antesignano di Grima Vermilinguo. Questa  è forse la parte più inaccettabile. Bard è subito identificato come sobillatore e piantagrane (e daje di nuovo col no-global), il personaggio non ha più nulla del romanzo. Inizia un tira e molla con i nani, Bard scopre chi è in realtà Thorin e ne ricorda al popolo che sarà la rovina della città come dice la profezia, mentre il governatore, tanto per dargli contro, accoglie Thorin come un eroe.

Occhio, non ci sarà nessun arco e nessuna freccia nera da esso scagliata. Jackson va a parare su una antica arma montata su una torre e la freccia nera del romanzo non è altro che il grosso proiettile di questa balista hi-tech.

Il governatore ha fornito alla compagnia dei nani tutto il necessario per la spedizione alla montagna solitaria (un po’ di campagna elettorale) convinto che ciò riporterà in auge gli affari della città. Ma Kili non potrà partire causa ferita, e con lui rimarranno suo fratello Fili, Oin e Bofur per accudirlo.

Gli orchi, sempre in perenne ritardo giungono alla città, portano scompiglio a casa di Bard e beccano botte dal duo Tauriel, scappata di casa senza permesso, e Legolas, che la vuole riportare a Bosco Atro. Tauriel accorre in aiuto di Kili con della foglia di re (athelas) procurata da Bofur. E qui durante la guarigione assistiamo ad una reprise della scena di Frodo a Gran Burrone, Kili vede Tauriel come in sogno circondata da una luce quasi divina e arriva a sfiorargli la mano.

Legolas rimasto da solo senza il supporto dell’amica elfa si lancia all’inseguimento di Bolg messo in fuga.

Gandalf, non se la passa bene, si scontra con Azog, ha la meglio se non fosse per l’arrivo di un vecchio amico che esce finalmente allo scoperto, Sauron in persona! Ancora una volta non lo vediamo in forma fisica, ma sotto forma di occhio prima e di sagoma infuocata poi(la sagoma ricorda il prologo de La Compagnia dell’Anello).

Gandalf è sconfitto e fatto prigioniero, assiste inoltre all’inizio della marcia dell’esercito di Sauron.

I nani in trepidazione raggiungono la cima della montagna cercando l’accesso segreto che si rivelerà con l’ultimo raggio di sole del giorno di Durin. Niente da fare, i nani visibilmente delusi decidono di arrendersi. Bilbo, ancora una volta salverà la situazione, grazie alla sua intuizione (il raggio era di luna e non di sole) scoverà la serratura e i nani hanno finalmente accesso a Erebor.

Finalmente arriva Smaug! Il climax del film gira intorno (per fortuna) al possente drago. Niente via vai da parte di Bilbo come nel romanzo. Thorin gli intima di cercare subito l’Archengemma e dopo un solo tentativo con l’anello si rivelerà subito a Smaug.

L’occhio di Smaug

Nel mentre Bard, capisce che deve prepararsi a fronteggiare il drago non appena Thorin gli darà fastidio e corre a recuperare la fantomatica “freccia nera”, che freccia non è, del suo antenato Girion. Ma il governatore cattivo, ha dato disposizione di far arrestare Bard, riuscendoci, mentre suo figlio nasconderà per lui la preziosa freccia.

Il Drago è forse il più spettacolare mai visto sullo schermo e la sua presenza non si imita a poche battute(A proposito, ottimo Luca Ward!). La storia è stata modificata in modo che tutta la compagnia dei nani, in un lungo e vorticoso inseguimento all’interno di Erebor abbiano a che fare con la calamità della famiglia di Durin. La scena si estende a tutte le sale superiori fino alle miniere e alle fornaci, dove Smaug sarà sopraffatto da una colata di oro fuso che lo porterà all’esasperazione tanto da lasciare Erebor e cercare vendetta tra il popolo di Pontelagolungo, colpevole, a suo dire, di aver aiutato Thorin a riprendersi il trono sotto la montagna.

Smaug frantuma la facciata della montagna e prende il volo per Pontelagolungo per mettere in atto la sua vendetta, vendetta che arriverà….L’ANNO PROSSIMO!!!!!!

Proprio così, in perfetto stile de L’Impero Colpisce Ancora, il film si tronca proprio qui e così, con le parole di Bilbo “Che cosa abbiamo fatto?”

Andrea Giliberto

Infermiere di professione, Andrea è l'attuale presidente dell'Associazione Sentieri Tolkieniani, nonchè una delle voci di Radio Brea. Appassionato di videogame, musica metal e serie tv, passa il tempo libero esplorando Skyrim, ascoltando Nightwish e sognando di razziare con Ragnarr Loðbrók.

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