Beren e Lúthien: recensione

Scheda del libro

Titolo originale: Beren and Lúthien
Pubblicato in lingua inglese da HarperCollins Publishers Ltd.
Autore: John Ronald Reuel Tolkien
A cura di: Christopher Tolkien
Traduzione italiana di: Luca Manini, Simone Buttazzi
Illustrazioni di: Alan Lee
Edito in Italia da: Bompiani
Luogo: Milano
Anno: 2017
Pagine: 280
ISBN: 978 – 88- 452 -9278 -1
Prezzo di copertina: € 22,00

Recensione

Lo scorso 6 giugno è uscito nelle librerie italiane un nuovo libro postumo di J.R.R. Tolkien, Beren e Lúthien. Il volume, curato dal figlio Christopher Tolkien ed edito in Italia da Bompiani, si presenta nella sua veste nostrana in copertina di tela rigida e impreziosito dalle illustrazioni del noto Alan Lee.

La storia d’amore fra il mortale Beren e l’Elfa Lúthien, ambientata ai tempi della grande guerra contro il nero nemico Morgoth, è qui esposta in maniera diversa rispetto a quanto fatto da Christopher Tolkien con il racconto de I Figli di Húrin.
Il libro non si presenta infatti nella forma di un romanzo, ma come una raccolta delle diverse versioni della storia elaborate da Tolkien nel corso della sua vita, ossia:

  • Una brevissima introduzione sui Tempi Remoti, quasi uguale a quella che accompagnava il già citato I Figli di Húrin, probabilmente poco soddisfacente per il lettore che non abbia già familiarità con i racconti de Il Silmarillion;
  • Il racconto di Tinúviel, così come pubblicato nella versione italiana dei Lost Tales (Tolkien J.R.R., I Racconti Perduti, Bompiani, Milano 2000, pp. 7-55): si tratta della prima stesura del racconto, che risale ai tempi della prima guerra mondiale o agli anni immediatamente successivi, quando Beren era ancora uno Gnomo, vale a dire un Elfo della stirpe dei Noldor, e la figura di Sauron, che non era ancora stata concepita, è sostituta dalla figura di Tevildo, il principe dei gatti;
  • Un passo dall’Abbozzo della mitologia, che contiene sostanzialmente gli appunti di quella che sarà la versione del racconto pubblicata ne Il Silmarillion;
  • Tre estratti dal Lai di Leithian, ovvero la narrazione in versi della storia di Beren e Lúthien, con le relative revisioni;
  • Tre brani del Quenta Noldorinwa, una versione tarda e condensata degli eventi narrati ne Il Silmarillion, inedita in Italia;
  • Un commento esplicativo di Christopher Tolkien alla versione del Quenta Silmarillion (Tolkien J.R.R, Il Silmarillion, Bompiani, Milano 2000, pp. 202-231);
  • Un estratto del Racconto perduto della Nauglafring, già pubblicato in Italia all’interno de I Racconti Perduti;
  • La stella del mattino e della sera, ossia un estratto del capitolo XXVI de Il Silmarillion (Ivi, pp. 298-308);
  • Un indice dei nomi, sicuramente utile al lettore alle prime armi.

Il libro non presenta dunque alcun materiale inedito che i lettori affezionati di Tolkien già non conoscano. L’impressione è che Beren e Lúthien sia il frutto dell’amore di un figlio che, per sua stessa ammissione, da anni desiderava realizzare il desiderio di suo padre di veder pubblicate, come racconti a sé stanti, le tre grandi storie dei Tempi Remoti (Beren e Lúthien, I Figli di Húrin e La caduta di Gondolin).
Se da un lato non biasimiamo Christopher, che d’altronde ha dimostrato negli ultimi quarant’anni grande zelo e devozione nella revisione degli scritti di suo padre, regalandoci libri che altrimenti mai sarebbero usciti dagli archivi di famiglia, per amor del vero va detto che questo libro si presenta come un volume per collezionisti, più che per addetti ai lavori (i quali normalmente già conoscono il materiale della History of Middle-earth).

Fanno eccezione a questa considerazione i lettori italiani, che possono finalmente accedere ad una parte del materiale della History of Middle-earth, tuttora inedita in Italia.

Per quanto riguarda il lato prettamente estetico – artistico il discorso è leggermente diverso.

Perché, se è vero che l’illustrazione della sovracopertina è uguale, sia per l’edizione inglese che per quella italiana, risulta più elegante ed ordinata, nella sua semplicità, l’edizione inglese.

Diverse anche le dimensioni dei due volumi (23cm x 15cm x 3cm l’edizione inglese, 21cm x 15cm x 3 cm l’edizione italiana); questa differenza di misure rende, a nostro parere, più appetibile alla fruizione l’edizione anglosassone, in quanto meno stancante per gli occhi.

Le illustrazioni di Alan lee sono (come sempre) di altissimo livello, come ormai ci ha abituati questo artista, accompagnano piacevolmente il lettore durante il viaggio attraverso le varie pagine regalando un momento di pausa durante la lettura. Positiva anche l’impressione sui disegni posti all’inizio dei vari capitoli.

Volendo scegliere quale delle due versioni sia la migliore, e così dare un consiglio per un eventuale acquisto, mi sento di prediligere la versione in lingua originale, soprattutto per chi ha padronanza della lingua inglese. Considerando che le traduzioni non rendono mai come la versione originale (soprattutto quando si tratta di un volume di tale spessore letterario) nonostante la bravura dei curatori della versione italiana, che si sono dimostrati  all’altezza del compito, si troverà la versione inglese più scorrevole nella lettura e più esaustiva sia nella forma che nei contenuti.

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