Sentieri Tolkieniani 2018: Dai Boschi degli Elfi ai Deserti di Mordor: il Paesaggio nell’opera di J.R.R. Tolkien

Il tema scelto da Sentieri Tolkieniani 2018 è il Paesaggio: tenendo presente la quantità di temi e personaggi presenti nell’opera del Maestro di Oxford, potrebbe sembrare un argomento di minore spicco ; eppure le descrizioni dei territori e degli ambienti naturali non sono soltanto lo sfondo della narrazione,ma ne costituiscono un elemento imprescindibile, creando quell’atmosfera unica che caratterizza l’opera tolkieniana.

L’amore di Tolkien per la natura ed in particolare per gli alberi ed il mondo vegetale, è cosa nota, così come la sua critica verso il mondo industriale e tecnologico che ne sta causando la distruzione; ma l’approccio tolkieniano agli elementi naturali non scaturisce semplicemente da una preoccupazione di tipo ambientalista o ecologico, quanto piuttosto esprime la nostalgia di una dimensione  in cui uomini e donne si sentono in pace con se stessi, con gli altri e con la natura stessa.

Il suo profondo sentimento verso il mondo naturale è ben espresso da ciò che viene detto rispetto a Faërie (il Paese Incantato, il Regno della Fantasia) nel saggio Sulle Fiabe:

Faërie contiene molte cose oltre a elfi e fate (…) contiene i mari, il sole, la luna, il cielo e la terra, e tutto ciò che è in essa: alberi e uccelli, acqua e pietre[1].

L’estrema cura con cui Tolkien crea il suo mondo secondario nasce certamente dal  bisogno di renderlo del tutto credibile e auto sussistente, imitando il Creatore del mondo Primario, ma anche dal suo profondo amore per il paesaggio in sé, che genera un cosmo vivo e pieno di significato, un organismo vivente e sacro. A Lothlorien, Frodo percepisce la presenza degli alberi, traendo piacere dalla loro esistenza:

Posò la mano sull’albero … mai come allora aveva percepito così all’improvviso e con tale intensità il contatto e la consistenza della corteccia di un albero e della vita che vi scorreva. Il legno in se stesso, e il suo contatto, gli procuravano una gioia diversa da quella del falegname o della guardia forestale: era la gioia vissuta dell’albero che penetrava in lui.[2]

Inoltrandosi nella Vecchia Foresta e poi a Fangorn e conversando con Tom Bombadil e Barbalbero, gli Hobbit si rendono conto che la foresta ha una vita propria e una propria armonia, quasi del tutto distaccata  da quella degli Uomini, benché possa diventare ostile e pericolosa.

Nella narrazione la Natura diventa essa stessa protagonista, partecipando ed accompagnando le azioni dei personaggi; in molte occasioni sembra senziente ed è animisticamente raffigurata, come d’altronde avviene nel contesto fiabesco. La bufera di neve sul monte Caradhras sembra dotata di una volontà maligna, le acque avvelenate, la terra e le rocce contorte e martoriate di Mordor esprimono tutto il male di quel territorio, mentre il sole che splende nelle radure dell’Ithilien e le stelle che brillano in cielo anche nei momenti più bui richiamano alla vita e alla speranza.

A questo aspetto si unisce la capacità dell’Autore, davvero  degna della “magia elfica”, dell’uso del  linguaggio ed in particolare degli aggettivi,  per descrivere la Terra di Mezzo e il mondo di Arda.

Ma quanto potente, e quanto stimolante per la stessa facoltà che lo produsse, fu l’invenzione dell’aggettivo: nessuna formula magica o incantesimo del Regno delle Fate è più potente.[3]

I paesaggi che la Compagnia attraversa ne Il Signore degli Anelli, ma anche il mondo “ancora giovane” dei racconti della Prima Era, nel Silmarillion, vengono descritti con tale accuratezza ed insieme in modo così suggestivo ed evocativo che sembra al lettore di percorrerli insieme ai personaggi. Pare di cogliere la fragranza e la trasparenza dell’aria nei luoghi abitati dagli Elfi o di sentirsi oppressi dai fumi e dalle esalazioni che oscurano i territori del Nemico. Leggendo le opere di Tolkien con la giusta immedesimazione, torniamo a percepire il mondo naturale intorno a noi con occhi nuovi, come se improvvisamente lo vedessimo per la prima volta:

Dovremmo di nuovo guardare il verde, e ancora una volta dovrebbero farci trasalire … il blu, il giallo e il rosso … La Fantasia Creativa … apre la stanza del nostro tesoro e permette che le cose racchiuse se ne volino via come uccellini da una gabbia. Le gemme tutte si trasformano in fiori e fiamme e veniamo ammoniti che quanto avevamo ( o conoscevamo) era pericoloso e potente, non effettivamente incatenato, ma libero e selvaggio, e non più nostro di quanto siamo noi stessi. [4]

Tolkien ci ricorda che le fiabe trattano innanzitutto di cose semplici e fondamentali, rese più luminose dal modo in cui vengono collocate: i paesaggi descritti nella sua opera hanno questa caratteristica: ci richiamano alla meraviglia degli elementi che ci circondano, aiutandoci a ritrovarne il gusto e la bellezza.

Coloro che più di ogni altro sanno comunicare con gli elementi naturali sono gli Elfi, ma un po’ tutte le razze sono radicate nel loro contesto naturale, senza il quale non si potrebbero immaginare, in una sorta di rispecchiamento reciproco: gli Hobbit nella Contea, i Nani presso le montagne e le miniere, ma anche gli Uomini di Rohan nelle verdi praterie.  Al contempo i paesaggi della Terra di Mezzo non sono statici e al di fuori del tempo, ma si trasformano e cambiano, seppur lentamente, come i popoli che vi abitano; pertanto la geografia è soggetta a grandi mutamenti nel corso delle Ere. Le vaste foreste dei primordi, dove gli Ent potevano camminare senza interruzioni, si stanno restringendo sempre di più e alcune Terre, come il Beleriand, sono scomparse per sempre. Nel paesaggio si rispecchiano pertanto anche la storia ed i travagli dei suoi abitanti; soltanto le Terre Imperiture, poste al di là del Mare rimangono immutate: luogo del Mito che permane al di là del divenire, proprio come avviene nel mondo Primario.

Vi invitiamo perciò ad intervenire a Sentieri Tolkieniani 2018 dove proveremo insieme ad esplorare i luoghi e i territori che fanno da sfondo alle opere del Maestro, ma che sono essi stessi protagonisti; percorrendo vie e sentieri di quell’universo che tanto ci ha affascinato e nel quale desideriamo sempre ritornare.

Potrete seguire le conferenze che affronteranno il tema del Paesaggio da diversi punti di vista: Sabato 2 Giugno si partirà dall’elemento biografico che tratterà dei Paesaggi della vita di Tolkien, per passare poi all’aspetto dell’analisi letteraria che  si occuperà del nostro Autore come “scrittore visivo” e del Sublime nella sua opera. Domenica 3 Giugno continueremo con l’intervento dedicato al terribile cammino di Frodo e Sam a Mordor, per concludere con un breve viaggio nelle Terre dell’Universo tolkieniano e tra i popoli che le abitano.

I Percorsi di Vita nella Terra di Mezzo, guidati dal Professor Ormezzano, permetteranno a tutti di seguire le orme della Compagnia nello splendido scenario  del Parco del Castello di Osasco: a conferma ancora una volta di come il paesaggio diventi protagonista.


[1] J.R.R. Tolkien, Sulle fiabe, in Il medioevo e il fantastico, Luni Editrice, 2000, p.173
[2] J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Bompiani,2003, p.396
[3] J.R.R.Tolkien,Sulle fiabe, op.cit., p.184
[4] Idem, p.217

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