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IL SIGNORE DEGLI ANELLI – IL RITORNO DEL RE (2003)
The Lord of the Rings – The Return of the King
Produzione: New Line Cinema (USA/Nuova Zelanda)
Data di Uscita: 1 dicembre 2003 (premiere Wellington, Nuova Zelanda)
Data di Uscita Italiana: 22 gennaio 2004
Regia: Peter JacksonSceneggiatura: Fran Walsh, Peter Jackson, Philippa Boynes
Fotografia: Andrew Lesnie
Interpreti: Viggo Mortensen, Andy Serkis, Elijah Wood, Ian McKellen, Sean Astin, Orlando Bloom, John Rhys-Davies, Billy Boyd, Dominic Monaghan, Miranda Otto, Hugo Weaving, David Wenham, Liv Tyler, Bernard Hill, Karl Urban, Cate Blanchett, Bruce Hopkins, John Noble, Paul Norell, Ian Holm
Durata: 3h. 20'
TRAMA: La guerra dell'Anello è iniziata: Sauron l'oscuro signore vuole porre fine all'Era degli uomini ancor prima che il temuto erede di Isildur, Aragorn, possa divenire re, spodestare il sovrintendente di Gondor e minacciare il dominio del male. A tal fine viene sguinzagliato un esercito infinito di orchi in marcia alla volta della capitale degli uomini con un solo obiettivo: distruggere tutto ciò che si opponga al loro cammino.
E mentre Gandalf riesce nel tentativo di riunire tutti gli uomini della Terra di Mezzo per combattere contro il Male, l'amore di Arwen per Aragorn convince Elrond a forgiare nuovamente Narsil, la spada che tagliò via l'anello a Sauron, e unica arma in grado di dar potestà al nuovo re. Tutto nella speranza di destare lo sguardo dell'Oscuro Signore e permettere ai due piccoli hobbit, Frodo e Sam, di insediarsi alle pendici del Monte Fato e distruggere l'Unico Anello, senza sapere che Gollum, sopraffatto dal desiderio di rimpossessarsi del tesoro, progetta la morte dei due coraggiosi mezz'uomini, rischiando di far cadere la Terra di Mezzo in una seconda oscurità.
Si conclude dopo ben sette anni di lavorazione (dodici se consideriamo la sceneggiatura) quella che senza la minima ombra di dubbio è tra le più spettacolari e magniloquenti trilogie della storia del cinema, l'unica in grado di aver tracciato una sottile linea di confine del genere fantastico/avventuroso, che sancisce d'ora in poi una netta suddivisione di film pre e post "Signore degli Anelli".
CURIOSITA' DAL SET:
- Il primissimo montaggio (novembre 2002 e senza i pick-up) superava le sei ore. Quello definitivo era invece di quattro ore e mezzo.
- Originariamente invece che con il flashback di Deagòl che trova l’anello nel lago e Smeagòl che l’uccide, trasformandosi poco a poco nel mostruoso Gollum, il film doveva cominciare con un altro delitto; quello di Saruman da parte di Vermilinguo che, stufo delle sue angherie, lo accoltella. La scena è stata poi recuperata nella versione Extended del DVD.
- Nel girare la scena, Jackson aveva spiegato a Christopher Lee come emettere l’urlo una volta pugnalato alla schiena. In tutta risposta Lee, ha spiegato al regista che in un caso del genere la vittima tende a rimanere immediatamente senza aria, visto che i polmoni vengono svuotati dalla ferita inferta, anzichè urlare. Alla domanda di Jackson su come Lee sapesse una cosa del genere, il buon vecchio Christopher ha raccontato che durante la seconda guerra mondiale lui lavorava per i servizi segreti britannici, inutile dire che Jackson non ha voluto indagare oltre…
- Nella versione Extended del DVD Christopher Lee cade nel vuoto trafitto da un palo, come nelle migliori tradizioni del suo personaggio più famoso: il conte Dracula.
- Dopo non esserci riuscita nel secondo film, La New Line voleva che Peter Jackson cominciasse almeno Il Ritorno del Re con un riepilogo narrato, alla maniera del Prologo de La Compagnia dell’Anello. Ancora una volta Jackson è stato irremovibile, i riassunti, oltre che “tv” secondo lui, fanno sequel, e la trilogia è invece un unico film.
- La triste ballata che Pipino (Billy Boyd) canta mentre Denethor (John Noble) mangia e suo figlio Faramir (David Wenham) guida i suoi cavalieri in un assalto suicida, è un testo di Tolkien musicato dallo stesso Billy Boyd. Il testo è stato trasformato in canzone da un’intuizione di Fran Walsh (la moglie di Jackson), e buttata giù in una notte.
- La scena in cui Legolas, al secolo Orlando Bloom, si arrampica su un Olifante e da solo lo abbatte piroettando come Spiderman, è stata aggiunta dopo che Jackson si è reso conto che le prodezze dell’elfo stile sport estremi (ne La Compagnia dell’Anello salta sulla testa di un Troll delle caverne, ne Le Due Torri salta su un cavallo in corsa e scende le scale delle mura del Fosso di Helm usando uno scudo come tavola da surf) scatenavano entusiasmo nelle sale.
- Jackson, malgrado la famiglia Tolkien non sia mai stata benevola con nessune delle versioni cinematografiche delle opere del professore, compresa la sua, è riuscito a scritturare un Tolkien per una piccola parte: Royd, 34 anni, pronipote dello scrittore, è uno dei soldati di Rohan.
- Solo per costruire la corona di re Aragorn ci sono volute oltre 300 ore.- Sei mesi, invece, per costruire l’enorme e dettagliatissimo modello della città di Minas Tirith.- Le ultime riprese del film (orchi alle porte di Minas Tirith) sono state girate nell’ottobre 2001
- Gli effetti visivi previsti per Il Ritorno del Re erano originariamente 800, alla fine sono stati 1500: il doppio che per i primi due film.
- Mortensen ha comprato i due cavalli che come Aragorn aveva montato durante le riprese, il terzo, che la responsabile dei suoi destrieri voleva ma non poteva permettersi gliel’ha regalato il buon Viggo.
La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista con la moglie Fran Walsh e con Philippa Boyens, tocca a tratti livelli d'altissimo cinema e con richiami ad un'atmosfera teatrale degni delle migliori trasposizioni shakesperiane (il sacrificio di Faramir ad opera del padre che si cosparge d'olio per essere bruciato vivo assieme al figlio è assolutamente strepitoso!).
Tuttavia i fedelissimi seguaci del libro di Tolkien avranno di che lamentarsi, dato che moltissime sequenze mancano del tutto o intraprendono una strada completamente diversa: se però ad esempio non si sente la mancanza di un nuovo scontro tra Gandalf e Saruman, cosa che nel libro invece c'è ma che nel film avrebbe distolto troppo l'attenzione e spodestato la sovranità del vero protagonista cattivo (Sauron), non si riesce proprio a comprendere perché una storia di tale potenza e coinvolgimento emotivo possa sfociare in una molteplicità quasi infinita di finali tanto da toccare, aimè, il ridicolo involontario di alcune scene.
Infatti, nonostante tutti i tagli, il regista sembra aver voluto tenere con tenacia una parte finale di quasi venti minuti per mostrare i destini dei vari componenti della compagnia, senza però riuscire a celare completamente il vero scopo di alcune scene, del tutto autocelebrative, in cui i protagonisti entrano in una stanza ad uno ad uno, come per ricevere un applauso finale quando ancora ci sono quindici minuti buoni di film!
A dimostrazione di ciò, il fatto che manchi il finale con Saruman che vaga per i boschi della Contea e quello tra Gimli e Legolas.Qualche incongruenza di sceneggiatura, ma molte delle scelte fatte risultano azzeccate: la cantata di Pipino mentre Faramir va verso una morte certa (anche se lo sciagurato doppiaggio italiano ha completamente rovinato la scena), o il bacio in fronte di Frodo a Sam come addio; e altre meno: mostrare Aragorn che canta alla sua incoronazione (bastava la sua voce off).
Gli interpreti sono tutti eccellenti: se Sean Astin ha avuto un'evoluzione sorprendente (la sua interpretazione è migliorata a vista d'occhio da film a film), convince meno proprio il protagonista Mortensen, penalizzato forse dalla mancanza di alcune scene che affinino il suo personaggio.
Sorprendente invece l'interpretazione di John Noble nel ruolo di Denethor, perfetto nella sua ascesa alla pazzia, e assolutamente grandioso (come sempre) McKellen che meriterebbe l'Oscar solo per il primo piano del suo viso straziato dal dolore e con gli occhi ricolmi di lacrime, mentre immagina di aver perso Sam e Frodo.
Tutti gli altri, a cominciare da Wood, se la cavano egregiamente, anche se una menzione speciale va fatta per Miranda Otto, col dubbio però che sia il suo personaggio di eroina a destare risalto più che la sua interpretazione.
Niente di speciale invece ha da offrire Liv Tyler, un po' insipida nel ruolo di Arwen e Serkis per la prima volta con la sua faccia, interpreta Smeagol nel prologo iniziale.Non vivono di rendita gli effetti speciali, curati dalla Weta, assolutamente sorprendenti che, pur mostrando un progresso (basta confrontare il primo piano di Gollum ad inizio film, con quelli del secondo), non si discostano dai toni dei precedenti due episodi: ma le miniature sono assolutamente perfette, vedi Minas Tirith, e gli effetti sonori veramente strepitosi, come quelli della colonna d'energia scaturita dalla Torre Nera.
Perfetta anche la fotografia di Andrew Lesnie, che se aveva destato qualche sospetto nel secondo film, qui non ci fa accorgere della distinzione tra miniature e realtà, e riesce a riprendere i personaggi alla perfezione nel contesto in cui si trovano. Meravigliosa come sempre la colonna sonora di Howard Shore, uno dei pilastri portanti del film, più liricheggiante che mai e capace di missare perfettamente tutti i temi d'accompagnamento principali dei vari popoli e con un nuovo motivo, quello degli uomini, assolutamente eroico e trionfale. Annie Lennox canta la canzone "Into the West" sui titoli di coda.
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