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J.R.R. Tolkien
TOLKIEN: LA VITA - UNA VITA DA HOBBIT 1° Parte
Una pipa, una stanza piena di libri, una voce particolare, profonda ma sorda; un accento decisamente inglese “ma con qualche carattersitica".
Tanto è già stato scritto e detto del celebre autore de “Il Signore degli anelli”. La sua vita non è interessante come i suoi libri a prima vista. Un filologo dedito alla famiglia e all’insegnamento a Oxford. Pochi grilli per la testa se non quegli esseri fatati, gli elfi, che parlano la lingua inventata da lui e che tutto sommato gli portano via un sacco di tempo. Ma per gli amici il tempo non manca.
Una birra al pub o un the nello studio dell’amico Lewis insieme a qualche altro compagno che si incontra per scambiare chiacchiere e leggere qualche poesia o racconto personale magari fino anche alle tre del mattino. A casa l’amatissima moglie Edith che si occupava dei suoi suoi figli: John, Michael, Christopher, e Priscilla: i suoi silmaril, i suoi tesori!
Ma quello che colpisce nella vita così ordinaria del professore di Oxrford, è la sua profonda spiritualità. Una spiritualità contagiosa cui tanto deve l’apologeta cristiano che diverrà Lewis e che traspare e si trasmette nelle sue opere. Un aspetto forse poco dibattuto perché si sa, oggi parlare di fede è un argomento politicamente poco corretto. Eppure viene da chiedersi: senza il suo profondo senso religioso, lui cattolico, in un mondo prevalentemente protestante anglicano, il mondo degli elfi e la Terra di Mezzo, avrebbero potuto vivere di vita propria come sembra accadere?
Percorrendo in breve la vita dell’autore cercheremo di rispondere a questa domanda. Jhon Ronald Reuel Tolkien nasce in Sud Africa nel 1892. Quattro anni dopo il padre muore ma nel frattempo, Mabel sua madre, era tornata in Inghilterra con il piccolo Ronald e Hilary suo fratello più giovane di due anni. Mabel non sopportava il clima africano. Mabel e i suoi ragazzi si trasferirono, dopo un periodo con i nonni, a Shareole, nella contea del Worchestershire.
Quel tempo segnò i ricordi del giovane Ronald. Lì la madre iniziò a istruire i figli e Tolkien apprese il gusto per le parole. Lì con il fratello si avventurava per la campagna a cercare il mulino e il fattore che diventava un orco bianco perché sporco di farina e iniziò ad amare gli alberi e “tutto ciò che cresce”. Si può ben dire che quella è stata la sua “Contea”.
“La mia cara madre è stata veramente una martire; non a tutti Dio concede di percorrere una strada così facile, per arrivare ai suoi grandi doni, come ha concesso a Hilary e a me, dandoci una madre che si uccise con la fatica e le preoccupazioni per assicurarsi che noi crescessimo nella fede”, scriveva Tolkien nove anni dopo la morte della madre avvenuta nel 1904 a causa del diabete.
La fatica e le preoccupazioni di cui parla il giovane Ronald sono dovute alla conversione della madre alla chiesa cattolica avvenuta nel 1900. Il Cristianesimo aveva occupato un ruolo sempre più importante nella vita di Mabel Tolkien, soprattutto a partire dalla morte del marito. E ogni domenica conduceva i bambini a una High School anglicana. Una domenica, all’improvviso , Ronald e Hilary, si resero conto che facevano una strada nuova, diretti a un luogo differente: la chiesa di st.Anne, nei quartieri poveri di Birmingham.
Si trattava di una chiesa cattolica. Mabel aveva meditato a lungo il suo passaggio alla religione cattolica e non aveva compiuto il passo da sola. Anche sua sorella May, all’insaputa del marito aveva deciso di diventare cattolica. (cfr Carpenter , Biografia Tolkien pag 50). L’opposizione della famiglia fu tale che non ricevette più aiuto da nessuno dei suoi per la vita sua e la crescita dei figli. Le venne in aiuto padre Francis Morgan, dell’Oratorio di Brimingham. Il padre Morgan era stato con Jhon Henry Newman, il famoso anglicano convertito al cattolicesimo. E fu il tutore dei Tolkien alla morte della madre.
Diventato adolescente alla scuola King’s Edward e sotto l’attenta gestione di padre Morgan, Ronald crebbe e divenne un carattere aperto e nostalgico insieme. Aveva un particolare senso dell’umorismo e una grande capacità di stringere delle amicizie. A scuola Tolkien si fece molti amici e poi dovette andare a vivere in una casa di più alloggi nella quale viveva anche Edith Bratt, una giovane ragazza, amante della musica e del pianoforte che, orfana, aveva trovato asilo dove l’avevano trovato Ronald e Hilary.
Ronald si innamorò piano piano di Edith, ma il loro rapporto venne interrotto dall’apprensione di Padre Morgan che vedeva in quella relazione un pericolo per la carriera scolastica del suo giovane protetto. Pur volendogli molto bene gli proibì la relazione. Così per un po’ Ronald ed Edith si vedevano in segreto. Poi fu la volta di Oxford. Tolkien dovette trasferirsi per studiare e dovettero separarsi per tre anni: fino al tempo in cui Tolkien, maggiorenne, avrebbe potuto riprendere la relazione senza impedimenti.
La carriera scolastica del giovane fu brillante. Fu allora che iniziò a interessarsi alle lingue e alle lingue antiche e più ancora delle lingue alle parole stesse. E quando finalmente divenne maggiorenne scrisse una lettera d’amore alla sua Edith che divenne come una sorta di musa negli anni di silenzio. Ma lei purtroppo si era già fidanzata con un altro. Non aveva avuto fiducia che Ronald sarebbe tornata da lei e per paura di rimanere sola si era fidanzata. La tenacia del giovane e cavalleresco Ronald fu però premiata. Lui non si arrese e la andò a cercare. Con una lettera piena di amore e un paio di incontri ebbe la meglio. Edith ruppe il fidanzamento e scelse Ronald per la vita.