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J.R.R.Tolkien: le opere > La Saga dell'Anello > I Libri
La storia
Il suono di un corno apre la seconda parte della nostra epica avventura: è il corno di Boromir che, assalito dagli Uruk(una nuova e potente razza di orchi creata da Saruman), tentando di proteggere Merry e Pipino, chiede aiuto. Combatterà valorosamente ma purtroppo verrà ucciso da molte frecce degli Uruk. Poco prima di morire giungerà comunque in suo aiuto Aragorn ma ormai sarà troppo tardi per recuperare Merry e Pipino che gli Uruk hanno rapito(pensano infatti che abbiano l'Anello).
Boromir morirà tra le braccia del suo Re, ma non ci sarà una tomba per Boromir che verrà lasciato su una barca nel fiume, misera sepoltura per un "traditore riscattato".Aragorn, Gimli e Legolas si metteranno i caccia: inseguiranno gli Uruk per salvare Merry e Pipino. Incontreranno nel loro inseguimento un gruppo di cavalieri di Rohan i quali stanno allontanandosi dalle loro terre perché il re è sotto un incantesimo di Saruman e fa' tutto ciò che lo stregone vuole e questo ha deciso di esiliare coloro che possono essergli d'impiccio. I cavalieri di Rohan hanno trovato gli Uruk e gli hanno uccisi: non ci sono superstiti, neppure gli hobbit.
In realtà i due Mezz'uomini si sono salvati scappando durante la confusione della battaglia e inoltrandosi nella foresta di Fangorn, dove gli alberi sono vivi e dove ci sono gli Ent, pastori di alberi. Incontreranno proprio un Ent, Barbalbero, il quale non conoscendo la loro razza chiederà consiglio al Bianco Stregone.L'intuito di Aragorn porterà i tre amici nella foresta a cercare risposte. Qui incontreranno il Bianco Stregone che loro credono essere Saruman e invece si rivelerà essere Gandalf, rimandato in questo mondo per concludere la sua missione: questo nuovo Gandalf è molto più forte, più forte dello stesso Saruman.
I tre cavalcheranno con lui verso Edoras, al palazzo di Theoden, re di Rohan. Il re è tenuto sotto incantesimo tramite Vermilinguo,un servitore di Saruman. Gandalf libererà il sovrano che potrà nuovamente pensare con la sua mente e Vermilinguo fuggirà a Isengard dal suo signore.Gli abitanti di Rohan si rifugeranno, poiché attaccati, nella loro fortezza più resistente, il fosso di Helm. Mentre Gandalf cavalca alla ricerca dei cavalieri in esilio, gli altri si preparano alla battaglia. Arriva il momento di combatterla e sarà dura e aspra, anche perché gli Uruk hanno dalla loro le stregonerie di Saruman ma le difese resisteranno fino all'alba. In quel momento giungerà Gandalf con i cavalieri e abbatteranno i nemici.
Nel mentre Merry e Pipino sono stati nella foresta con Barbalbero e hanno scoperto che Saruman per tenere sempre accese le sue fonderie per creare le armi ha sradicato molti alberi: a questo punto gli Ent scenderanno in battaglia abbattendo le ultime difese di Saruman e imprigionandolo con Vermilinguo nella sua stessa torre.
A questo punto verso di loro si dirigeranno i cavalieri di Rohan e Aragorn, Gimli e Legolas potranno finalmente riabbracciare gli hobbit. Ma bisogna badare a Saruman che è potente anche nella sconfitta: si terrà infatti un colloquio tra Saruman, Gandalf, Theoden e i nostri eroi. Saruman tentando prima di mostrarsi servile rivelerà di essere ancora potente: Gandalf però provvederà a sistemarlo distruggendogli il bastone e recuperando il Palantir (pietra che Saruman usava per comunicare col Nemico) che Vermilinguo tira loro addosso. Pipino rimarrà però affascinato dalla pietra a tal punto da volerci guardare dentro entrando così in contatto con Sauron che, convinto che l'hobbit abbia l'Anello, manda uno dei suoi Nazgul a prenderlo. Gandalf sarà costretto a fuggire con Pipino verso Minas Tirith lasciando la pietra in custodia ad Aragorn.
Nella seconda parte del libro si narra la continuazione del viaggio di Frodo e Sam, i quali stanno attraversando gli Emil Muil, luogo in cui incontreranno, combatteranno e domeranno Gollum, facendogli giurare loro fedeltà sull'Anello. Egli sarà la loro guida nel viaggio attraverso le paludi che portano a Mordor, anche se sarà sempre diviso tra la brama dell'Anello e l'affetto che inizia a nutrire per Frodo.
Arrivati al Cancello Nero di Mordor e accortisi di non poter entrare si faranno guidare da Smeagol (il vecchio nome di Gollum) verso una via alternativa. Lungo questo viaggio saranno fatti prigionieri da Faramir, fratello di Boromir, il quale dopo molti sospetti, una volta scoperta la verità, li farà proseguire.Proseguiranno verso Cirith Ungol e da lì lungo una scala che li porterà nella tana di Shelob, un enorme e mostruoso ragno (di cui Gollum è servitore) che pungerà e avvolgerà nel bozzolo Frodo ma Sam giungerà in tempo per recuperare Pungolo(la spada elica di Frodo) e ferire Shelob. Sam Penserà che Frodo sia morto e per questo prenderà l'Anello per proseguire la missione. Verrà a sapere origliando alcune frasi degli orchetti che Frodo è vivo e deve solo smaltire il troppo veleno che ha nel corpo, per cui li seguirà per salvarlo.
La forgiatura dell'Unico Anello (Parte seconda)
Nel febbraio 1939 Tolkien scrisse: "la nuova storia - Il Signore degli Anelli [è la prima volta che viene nominato il nuovo titolo] - è arrivata al capitolo 12 (ed è stata riscritta parecchie volte), svolgendosi per oltre 300 pagine manoscritte delle dimensioni di questo foglio e con la stessa densità di scrittura. Ce ne vorranno ancora 200 per finire la storia sviluppata fin qui." La storia sarà molto più lunga, ma Tolkien all'inizio non poteva immaginarlo. La trama, inevitabilmente, cominciò a sfuggirgli di mano e a complicarsi.
Tolkien rimase, come disse lui stesso, "molto sorpreso" all'apparizione di Grampasso, che all'inizio doveva essere "uno hobbit con la faccia scura", e sarebbe invece diventato il re di Gondor, perpetuatore della storia di Beren e Luthien Tinuviel a causa del suo amore per una fanciulla elfica, Arwen figlia di Elrond. Tolkien, tra le altre cose, non sapeva che fine avesse fatto Gandalf e perché non si fosse presentato a Brea. La trama, insomma, stava diventando incontrollabile.
Nel 1940, tuttavia, il romanzo aveva raggiunto la metà di quello che sarebbe poi diventato il Libro Secondo. Più o meno in questo periodo tutta la struttura del romanzo cambiò in modo definitivo: il linguaggio semplice, familiare, da hobbit, che aveva pervaso i primi capitoli si trasformò adottando uno stile più prosaico, epico ed eroico, arricchendosi di arcaismi degni dei poemi epici inglesi e rasentando lo stile complesso del Silmarillion.
E proprio dalla Storia delle Fate che Tolkien iniziò a prendere nuovi elementi per la sua storia: dai riferimenti mitologici ai nomi di persone e di popoli, i quali vennero aggiunti nel nuovo romanzo che divenne così una sorta di 'ponte linguistico e narrativo' tra la semplicità de Lo Hobbit e la grandiosità sublimata, epica ed eroica del Silmarillion.
Lo scoppio della guerra non aiutò ne sveltì la stesura del romanzo, che per un anno interno, verso il 1940, non si allungò nemmeno di una pagina. Tuttavia, non dobbiamo pensare che la guerra in questo periodo abbia influenzato la trama di Tolkien: "Personalmente" scriverà l'autore"non penso che la guerra (e naturalmente nemmeno la bomba atomica) ne abbia influenzato la trama e nemmeno il modo in cui si è sviluppato.
Forse il paesaggio. Le Paludi Morte e i dintorni del Morannon devono qualcosa alla Francia Settentrionale dopo la battaglia della Somme." Tutto qui. I futuri riferimenti allegorici che i critici vedranno nel romanzo (Sauron/Hitler, Anello/Bomba Atomica, Saruman/Mussolini) sono assolutamente fuori dalla volontà dell'autore. Nel 1944 la narrazione prese a procedere a pieno ritmo, e i pezzi di quello che sarebbe divenuto poi il finale del libro VI e l'inizio del libro V vennero inviati settimanalmente da Tolkien a uno dei suoi assidui lettori, il figlio Christopher, di stanza in Sud Africa per la guerra.
I brani dell'opera, manoscritti o dattiloscritti, viaggiavano così periodicamente tra i due continenti, mentre allo stesso tempo venivano letti dagli amici Inklings (gruppo di scrittori che Tolkien frequentava e che si riunivano in un pub) di cui facevano parte anche C.S. Lewis e Charles Williams (i due più grandi compagni di Tolkien). L'autore si rendeva sempre più conto del fatto che ogni teorico capitolo da scrivere finiva per allargarsi in due o tre, dilatando in maniera sempre più 'allarmante' il numero di pagine del romanzo.
(Continua ne Il Ritorno del Re)
Autore: Manuel
LE TRAME