Sentieri Tolkieniani


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Lo Hobbit

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LO HOBBIT



Bilbo Baggins, un tranquillo e rispettabilissimo hobbit, siede vicino alla porta di casa fumando la sua pipa in tutta tranquillità finchè non arriva uno stregone di nome Gandalf che lo invita a partire per una grande avventura. Come ogni hobbit che si rispetti Bilbo rifiuta (“Brutte, fastidiose, scomode cose! Fanno far tardi a cena”: ecco cosa pensa l'hobbit delle avventure) con gentilezza e fermezza. Tuttavia invita lo stregone a prendere il tea il giorno seguente e Gandalf porta come ospiti i tredici nani con cui dovrebbe partire: Thorin Scudodiquercia (nano di nobili origini, figlio di re), Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur e Bombur. Durante il banchetto che lo hobbit si vede costretto ad imbandire i i nani spiegano la loro missione: recuperare un immenso tesoro nascosto sotto la Montagna Solitaria, un antico reame dei nani ora occupato da Smaug, l'ultimo terribile drago rimasto in vita. Alla fine Bilbo viene “spinto fuori dalla porta” da Gandalf entrando così nella compagnia come scassinatore.
Sono partiti da poco quando incontrano un gruppo di Uomini Neri (specie di troll) che li catturano ma da cui riescono a fuggire grazie all'insperato aiuto di Gandalf.

Giungono così a Granburrone (Forraspaccata in una prima traduzione in italiano) dimora di re Elrond Mezzoelfo dove si riposano e scoprono nuove informazioni sulla mappa: lettere lunari che rivelano un'entrata segreta alla montagna.
Il prossimo ostacolo sono le Montagne Nebbiose. Qui i nostri eroi in una notte di tempesta si rifugiano in una caverna: mentre dormono però vengono catturati dagli orchetti e solo Gandalf riesce a fuggire. I prigionieri sono stati condannati a morte ma proprio in quel momento un intervento di Gandalf li trae in salvo dando loro una possibilità di fuggire. Durante la fuga Bilbo rimane indietro e si perde nei cunicoli delle Montagne Nebbiose. Qui avviene l'incontro con Gollum creatura di dubbia natura al quale riesce a sottrarre un anello magico (che successivamente si scoprirà essere l'unico Anello). Questo anello ha il potere di rendere invisibile chi lo indossa: in questo modo riesce a scappare guadagnandosi la stima dei suoi compagni.

Una volta fuori la compagnia si nasconde nella foresta ma qui c'è un nuovo pericolo in agguato: i Mannari allertati dagli orchetti li stanno cercando. Gandalf, Bilbo e gli altri si nascondono sugli alberi e iniziano a difendersi strenuamente contro i nuovi nemici ma solo l'intervento delle Aquile può salvarli. Da esse vengono tratti in salvo e accompagnati vicino al territorio del potente Beorn: egli è un uomo in grado di assumere le sembianze di un orso. Beorn si dimostrerà disponibile ad aiutarli e li preparerà ad attraversare il Bosco Atro. Qui Gandalf abbandonerà la compagnia in quanto impegnato in altre faccende.
L'attraversare il bosco si rivelerà una cosa tutt'altro che semplice: secondo le raccomandazioni di Beorn la compagnia non dovrebbe abbandonare il sentiero però le provviste finiscono presto e, spinti dall fame, lasciano il sentiero: vengono in questo modo catturati dai ragni (la stirpe di Shelob) ma verrano liberati da Bilbo grazie all'aiuto dell'anello magico. Ma la loro libertà non durerà molto perchè verrano catturati dagli Elfi Silvani che li identificano come spie e nemici. Solo Bilbo non viene imprigionato grazie all'invisibilità conferitagli dall'anello e sarà ancora una volta lui a risolvere la situazione trovando la via di fuga nel fiume su delle botti. Così arriveranno a Pontelagolungo dove verrano accolti con festeggiamenti perchè gli uomini ritengo che i nani li libereranno una volta per tutte dalla presenza del drago Smaug.

Rifocillati i nostri amici ripartono per la Montagna Solitaria che si staglia ormai vicina all'orizzonte. Arrivati qui Bilbo s'intrufola attraverso la porta segreta all'interno della Montagna e vede Smaug che dorme su un'enorme quantità di tesori. Smaug però si sveglia e lui e Bilbo dialogano: Bilbo parlerà in modo gentile ma enigmatico senza mai farsi vedere (grazie all'anello) e senza mai rivelare la sua identità e la sua missione. In questo modo scopre che il drago ha una corazza perfetta e inscalfibile eccezione fatta per un buco in cui c'è solo pelle morbida e carne all'altezza del cuore. Purtroppo alla fine del loro dialogo il drago va su tutte le furie e, credendo che fossero gli uomini del lago a sfidarli attacca Pontelagolungo: qui Smaug cadrà sotto l'arco di Bard che lo colpirà nel suo punto debole (reso a lui noto da un tordo che l'aveva scoperto ascoltando i discorsi di Bilbo e dei nani).
Nel mentre ad Erebor (la Montagna Solitaria) i nani si mettono all'opera: prevedendo l'arrivo degli uomini del lago che avrebbero preteso una parte del tesoro si armano e preparano le difese e nel mentre mandano loro degli emissari per chiedere la pace. Sia gli Elfi Silvani che gli uomini del lago giungono convinti di poter prendere i tesori ma trovano i nani ad opporsi a loro. Le trattative proseguono senza una fine e neanche la consegna dell'Archepietra (il più bello di tutti i tesori dei nani) da parte di Bilbo a elfi e uomini riesce a concludere le ostilità ma rompe solo l'amicizia tra Thorin e Bilbo.

Pochi giorni dopo arrivano per i nani gli aiuti di Dain dai vicini Colli Ferrosi: tutto fa pensare a una battaglia imminente. Tuttavia gli schieramenti saranno diversi da quelli che appaiono ora: infatti Orchetti e Mannari hanno seguito i nani fin dalle Montagne Nebbiose e attaccano uomini ed elfi. Così ha inizio la Battaglia dei Cinque Eserciti: orchetti e Mannari contro elfi, uomini e nani. La furioso battaglia termina a favore del secondo schieramento. Thorin però rimane ferito a morte: prima di abbandonare la terra però si riappacifica con Bilbo e la loro amicizia si ristabilisce.
Dain diviene Re sotto la Montagna e ridistribuisce le richezze senza dimenticarsi di darne una parte a Bilbo il quale riparte finalmente per tornare a casa.

A Hobbiville però le cose non andavano molto bene: Bilbo infatti era stato dichiarato morto e i Sackville-Baggins (suoi parenti) volevano prendere possesso delle sue proprietà. Il suo ritorno ristabilisce l'ordine.
Anche se Bilbo aveva perso la sua rispettabilità presso gli hobbit ne aveva acquistata verso uomini, elfi e nani che sempre gli furono amici e sempre vennero a trovarlo e più grande amico di tutti fu Gandalf che gli stette accanto anche nei travagli futuri. Tuttavia lui era destinato a vivere felice e contento “fino alla fine dei suoi giorni che furono estremamente lunghi”.




The Hobbit or There an Back Again (Lo Hobbit o Andata e Ritorno)

«Su un foglio bianco scarabocchiai: “In un buco del terreno viveva uno Hobbit”. Non sapevo e non so il perchè. Non feci altro per alcuni anni che disegnare la mappa di Thror. Ma, nei primi anni '30, tutto ciò divenne lo Hobbit». Così Tolkien commentava un giorno la nascita de Lo Hobbit: una frase scritta casualmente su un foglio mentre in una calda estate correggeva gli esami degli studenti del college. Tolkien inizio a chiedersi a cosa assomigliasse uno Hobbit e scoprì che assomigliava stranamente a lui: gente giovale, tranquilla, amante della natura, del buon cibo, della buona birra e delle fumate di pipa all'aperto (pur senza disdegnare quelle al chiuso), con un senso dell'umorismo molto semplice e molto inglese. Così apparve il primo hobbit mai nato: Bilbo Baggins, figlio di Belladonna Tuc, rispettabilissimo hobbit che non aveva avuto mai avventure.
Tuttavia Lo Hobbit è qualcosa di più: è il legame (forse non ancora consapevole) tra il Silmarillion e il Signore degli Anelli (all'epoca ovviamente non ancora pubblicati). E' evidente come all'inizio Tolkien vedesse la storia solo come divertimento personale e non certo come collegabile alla mitologia che stava già scrivendo. Tuttavia col proseguire della storia lentamente essa iniziò ad insinuarsi: i nani erano chiamati “dwarves” (al posto di “dwarfs”) con un ortografia antica simile a quella che aveva utilizzato nel precedente lavoro, inoltre il Negromante di cui parla Gandalf fa chiaro riferimento alla storia di Beren e Luthien.
Passiamo ora ad esaminare un istante il manoscritto de Lo Hobbit: esso fa pensare che sia stato scritto in un tempo relativamente breve in quanto non è presente la suddivisione in capitoli e non vi sono correzioni. Tra l'altro possiamo notare come in principio il drago dovesse chiamarsi “Pryftan” (successivamente Smaug dal verbo germanico
smugan che significa “sgusciare attraverso un buco”) e come il nome di “Gandalf” (nome derivante dall' Edda Antica che in islandese suonerebbe come “elfo magico” quindi “stregone”) fosse inizialmente attribuito a Thorin mentre lo stregone si chiamava “Bladorthin”.
Apparte queste correzioni sui nomi non ce ne furono altre e la storia procedette senza intoppi fino alla morte del drago: qui Tolkien essendo indeciso su come Smaug sarebbe stato sconfitto scrisse inizialmente solo alcune annotazioni, una delle quali prevedeva che Bilbo pugnalasse il drago nel sonno. Infine decise però di concedere all'antagonista una morte maggiormente onorevole e decise che sarebbe stato Bard l'arciere a sconfiggerlo. A questo punto però Tolkien abbandonò la storia rischiando di lasciarla nell'ombra per sempre: così il mondo non avrebbe conosciuto Lo Hobbit e tanto meno il Signore degli Anelli.
Per fortuna il manoscritto era stato letto da una ex studentessa (Elaine Griffiths) di Tolkien che lo fece avere ad una sua amica (Susan Dagnall) che lavorava alla Allen&Unnwin, casa editrice. La Dagnall segnalò il testo e chiese a Tolkien di concluderlo il prima possibile in modo da poterlo pubblicare l'anno successivo.

Tolkien si rimise immediatamente al lavoro. Il 10 agosto 1936 scriveva: “Lo Hobbit è ormai quasi finito e l'editore lo sta reclamando”. Appena terminato rispedì il lavoro alla casa editrice e il presidente Stanley Unwin lo fece leggere a suo figlio che all'epoca aveva dieci anni, poiché pensava che il miglior critico per un libro per bambini fosse un bambino. Rayner, il figlio, diede un commento positivo. Così iniziò la fase di correzione. Tolkien epurò il libro sopratutto dai discorsi diretti in cui l'autore parlava con il pubblico ( “Ora ne sai abbastanza per andare avanti” o “Come vedremo alla fine”) considerando la cosa troppo fanciullesca e fastidiosa. Inoltre tolse tutte le incongruenze di paesaggio: erano in realtà errori che pochi lettori molto attenti avrebbero notato ma il suo istinto al perfezionismo saltò fuori anche in quest'occasione. Infine furono molte le correzioni che lui stesso impose ai tipografi e redattori della Allen&Unwin trovandoli poco ligi al lavoro e poco attenti ai particolari. Vennero anche inserite le due cartine (quella di Thrain e quella delle zone attravesate da Bilbo) e otto disegni in bianco e nero che la casa editrice aveva richiesto a Tolkien.

Il 21 settembre 1937 fu pubblicato Lo Hobbit. Pochi giorni dopo ne uscì una recensione sul Times fatta da C. S. Lewis che diceva: “ Tutti [...]dovrebbero prendere nota che una nuova stella è apparsa nel firmamento. A un occhio esperto alcuni personaggi parranno mitopoietici”.

La prima edizione de Lo Hobbit andò esaurita entro Natale. In poco tempo fu pronta la nuova ristampa corredata di quattro nuovi disegni, stavolta a colori. Quando, pochi mesi più tardi, fu pronta l'edizione americana Stanley Unwin capì di avere fra le mani un best-seller dei racconti per ragazzi e scrisse a Tolkien dicendo: “Un vasto pubblico l'anno prossimo farà un gran clamore per saperne di più da lei a proposito degli hobbit”.

Autore: Manuel




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