Una delle creazioni più affascinanti di Tolkien del mondo di Arda sono certamente le Aquile, maestosi rapaci che però nell’universo Tolkieniano sono direttamente legate a Manwe, il più potente dei Valar, le potenze angeliche che “reggono” Arda, e quindi hanno una funzione ed una natura che va oltre la mera caratterizzazione animale.

A livello di percezione pubblica, però, questi nobili spiriti in forma d’aquila vengono visti come possibili deus ex machina, ovvero risolutori di eventi che altrimenti sarebbe molto più difficile risolvere. Tale percezione ha creato, col tempo, dopo il successo dei film di Peter Jackson, “meme” e ripetuti interrogativi che hanno come oggetto la seguente domanda: “ma se le Aquile sono così potenti, perchè non hanno portato Frodo a Mordor?”. 

Ovviamente, questa domanda non tiene in considerazione il funzionamento e il ruolo delle Aquile: esse, persino il potente Thorondor di cui leggiamo nel Silmarillion, sono messaggeri dei Valar, guardiani della Terra di Mezzo.

Aiutano a portare messaggi, soccorrono alcuni personaggi per portarli in luoghi sicuri ma solo in precise situazioni- quando sono allo stremo delle forze, per esempio Beren o Frodo- e giungono in battaglia quando si tratta della sorte del mondo in un determinato momento storico: sia nel Signore degli Anelli che ne Lo Hobbit le vediamo protagoniste nella battaglia finale. Ma le Aquile vanno maneggiate con cautela, perchè non possono intervenire troppo direttamente: essendo messaggeri e inviati dei Valar, proprio come essi, è sconsigliato intervenire direttamente negli eventi, perchè i popoli di Arda sono liberi di scegliere ciò che devono compiere e devono risolvere molti dei loro problemi da soli. Le Aquile arrivano nel momento di maggior disperazione, e sono un aiuto, ma non sono loro il centro della scena, nè possono agire come “la cavalleria” e salvare ogni cosa.

Come dice l’Aquila Gwahir a Gandalf, “sono stato mandato a portare notizie, non fardelli”, ed è questo il loro ruolo: portare messaggi, conforto e ausilio… ma senza intervenire a fondo, perchè altrimenti non solo andrebbero oltre il loro compito, ma la verosimiglianza della storia andrebbe a cadere.

Tolkien stesso avvertiva del pericolo di un uso smodato delle Aquile, rispondendo, si potrebbe dire, alla domanda di cui sopra con decenni di anticipo. Nella lettera 210 a Forest Ackerman, uno dei membri del team di un possibile film animato sul Signore degli Anelli- siamo nel giugno 1958- il Professore commenta le scelte- abbastanza discutibili- del regista Zimmerman, ed è molto deciso sull’uso smodato che questi faceva delle Aquile.

“Ecco la prima intrusione delle Aquile. Ritengo che sia un grave errore di Z,  e privo di giustificazione. Le Aquile sono un meccanismo pericoloso. Io le ho usate con moderazione, e quello è il limite della loro credibilità o utilità. L’atterraggio nella Contea di una Grande Aquila delle Montagne Nebbiose è assurdo; inoltre rende incredibile la successiva cattura di Gandalf da parte di Saruman e rovina il resoconto della sua fuga”. Tolkien è anche molto pratico: non vi è solo un motivo tematico, riguardo all’uso moderato che bisogna fare delle Aquile, ma anche pratico a livello di sceneggiatura e realismo della storia.

Qualche pagina dopo, di fronte all’ostinazione dello sceneggiatore, rincara la dose: “Alla fine della pagina ritornano le Aquile. Per me questa è un’inaccettabile manomissione del racconto. Nove viandanti, e subito prendono il volo! Questo intervento non ottiene nulla, se non incredibilità, e rende abusato il meccanismo delle aquile quando in seguito ce ne sarà veramente bisogno. E’ sicuramente possibile per un film suggerire, in modo relativamente breve, un percorso lungo e arduo fatto in segreto, a piedi, con le tre montagne minacciose man mano che si avvicinano”.

Insomma, quest’ultima risposta è perfetta per spiegare il perchè “le Aquile non portano Frodo a Mordor”: non solo perchè non è il loro ruolo, ma anche perchè verrebbe a cadere tutta la segretezza della Missione: Sauron se ne sarebbe accorto immediatamente.