Oggi, 15 ottobre, esce finalmente in traduzione italiana il settimo volume della Storia della Terra di Mezzo, Il tradimento di Isengard, edito, come tutta la collana, presso Bompiani. Dopo un anno di attesa, intervallato comunque dall’importante traduzione de La Caduta di Nùmenor, prosegue così il progetto di traduzione di tutta la History of Middle Earth, che entra così nella sua seconda metà ( i volumi sono 12 più un Indice finale).
Questo volume prosegue la serie interna della collana che può definirsi “La Storia del Signore degli Anelli”, ovvero la successione cronologica e testuale delle varie versioni che portarono alla creazione del capolavoro di Tolkien. Nel volume precedente abbiamo visto la nascita de La Compagnia dell’Anello e le varie sperimentazioni che hanno portato alla nascita di personaggi fondamentali come Frodo ed Aragorn: un vero e proprio “romanzo nel romanzo”. Nel settimo volume lo stile è sempre quello, ma non si può dire che questo volume sia strettamente legato alla trama de Le Due Torri, perchè vediamo molti capitoli che faranno parte del secondo libro de La Compagnia dell’Anello: Il Consiglio di Elrond, Le Miniere di Moria- già incontrate nel sesto volume ma qui arricchite e sempre più vicine alla versione finale- e la prima apparizione di Lothlòrien, ma soprattutto del personaggio di Galadriel, che compare qui per la prima volta, in manoscritti che datano più o meno al 1940.
Un personaggio che verrà poi “inserito” nel Silmarillion e in generale nel Legendarium di Tolkien grazie proprio alla comparsa “improvvisa” nel Signore degli Anelli, e che diventerà sempre più importante, tanto che Tolkien, fino alla morte, non smetterà mai di scrivere di lei.
Ma il volume contiene altre situazioni fondamentali che troviamo per la prima volta: lo scioglimento della Compagnia, la morte di Boromir e Gandalf– e nel volume leggeremo dei vari tentativi di Tolkien di dar risposta a come Gandalf dovesse ritornare-, i cavalieri di Rohan, gli Uruk-Hai e Barbalbero: un personaggio, quest’ultimo, dalle caratteristiche differenti e molto diverse, ben più negative, di quelle dell’Ent saggio e positive che tutti conosciamo.
La “storia” di questo libro si conclude con il ritorno di Gandalf e la prima comparsa di Thèoden, quindi scorgiamo solo l’inizio de Le Due Torri, ma certamente leggere per la prima volta di personaggi ed eventi celebri è sempre molto emozionante, e testimonia di quanto lavoro abbia svolto Tolkien per raggiungere il risultato finale che tutti conosciamo e amiamo.
Il volume è arricchito da due elementi preziosi: la prima Mappa del Signore degli Anelli, molto embrionale ma comunque importante, e una fondamentale Appendice sulle Rune e una traduzione per la scrittura nelle nostre lingue ( nel testo originale ovviamente per l’inglese); ma soprattutto troviamo riprodotte due pagine del “Libro di Balin”, che Tolkien provò a scrivere in maniera integrale, riproducendo anche il testo “interrotto” dalle bruciature: vediamo così, a differenza del testo finale in cui Gandalf legge il testo “tradotto”, la riproduzione parziale di quel che lesse alla Compagnia nella sua scrittura “originaria”, ed è un particolare inedito ed affascinante!
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